20 Settembre 2009

Ludraggine


Lo so.
Sì, lo so.
Vi ho rotto così tanto che speravate in un altro epilogo, uno migliore. Uno veramente davanti a due caffè e dei sorrisi, piuttosto che uno attraverso uno schermo.
Ma ci son sempre troppe incognite, troppe variabili, in questa vita.
Ad esempio, chi l’avrebbe mai detto che io mi stessi cominciando a rassegnare già post Hrvatska?
Chi avrebbe pensato che la rottura tra Franz e l’altra biondina sarebbe stata pari ad un’onda, per Per?
E chi s’aspettava un epilogo così ludro per tutti quei mesi di attesa, pensieri e nessuna azione?

Non ci capite un benemerito?
So sorry. Se volete riassumiamo il tutto per bene.
Allora, si parte da Maggio.
Per comincia ad accorgersi di esser interessato alla sua amica Elena, detta Pandi. Pandi, per come la conosce Per, è per antonomasia la donna con le pare. Dunque, Per decide di attendere a dopo il suo orale -essendo lei maturanda- prima di agire.
Peccato che quest’ultimo sia avvenuto appena a Luglio e quando Per si trovava a parecchi chilometri di distanza in mezzo ad uno splendido nulla.
Dunque Luglio. Per ritorna, apre il Centro Sociale Fattorini e la vede, un paio di sere. Ma nulla di tale.
Fino al trentuno, in cui si ha la parte più Ludra. Casa di Oscar. Cinque di mattina, Lollo dorme sul divano in salotto, Pandi è sul matrimoniale e Per ed Oscar sono nella camera del secondo, il primo su un materasso e l’altro nel suo letto.
E parlano.
Ricordatevi di questo dettaglio, perché sarà rilevante più avanti.
Facendo un po’ di fast forward, poi c’è stata la Croazia, in cui o c’era Vanja nella stanza o Per era sbronzo o Per non ha agito, ma blandi.
Poi due settimane di agosto in cui non la si è vista, causa suo studio. E in cui Per s’è rassegnato.
Era, come suo stupido solito, voglia di metter le carte in tavola per togliersi il peso.
Aspettate, ci sto arrivando, ma c’è ancora una parte, di mezzo.
Una parte riguardante un altro paio di occhi azzurri, molto più intensi.
Gl’occhi di Maddy.

Maddalena era la ragazza di Franz. L’ho conosciuta quasi un anno fa (sarà stato ottobre, durante le occupazioni), ma fino a giugno i nostri rapporti non son mai stati tanto stretti. Per poi diventarlo, durante un’estate, in cui era appunto tornata con Franz dopo una prima relazione, fotocopia della seconda: lei alquanto presa da lui e lui non troppo, almeno da quello che ho visto.

Insomma, Per la conosce e prova un affetto sempre più crescente per lei.
Perché si trova a volerle bene, anche dopo poco tempo.
Il pensiero di un interesse per lei, però, non lo sfiora mai, fino a quella sera.
È lunedì, e mercoledì Per avrebbe dovuto trascinar Lollo e la sua dolce metà Lisa, assieme ad un’altra terza incomoda, in Emilia Romagna. Ed era alla ricerca di questa quarta persona, poiché la prima gl’aveva dovuto tirar pacco per vari motivi.
Dopo un po’ di ricerche fallite, alla sera si ritrova una Maddy seduta in braccio per mancanza di sedie. Già un paio di giorni prima le aveva scherzosamente proposto di seguirli, ancora incerto sulla conferma del pacco dell’altra. Al momento stava ancora con Franz.
E allora ripropone, complice Lollo che -con anda molto ludra- continua a far notare a Per che Maddy s’è liberata.
“Verrei volentieri, ma sabato devo fare delle gare” risponde la fanciulla.
Al ché i due ludri domandano: “E dove devi farle queste gare?”.
“Non lo so, da qualche parte in provincia di Piacenza”.
Detto, fatto. Poco dopo Lollo e Per sono abusivi ad una Wireless non protetta che scorrono google maps sul NetBook di Lollo, con la promessa di “ti ci portiamo noi in macchina alle gare” (per la cronaca, l’abbiam trovato il posto, ma dopo due ore di giri, quel sabato).
Insomma, alla fine la strada se la son segnata, Maddy è praticamente convinta e Per s’avvia verso l’autobus. Ed è là che colpisce. Per si ritrova a pensare a quest’altra bionda.

Stupido Per.

Le scrive anche, “Non preoccuparti, se non riesci a convincer i tuoi non c’è problema”, sperando che comunque ella riesca a venire.
E alla mattina dopo si sveglia con un messaggio di lei euforico. Può venire.
Insomma, mercoledì si parte, s’arriva, passano un paio di giorni fino a venerdì mattina.
Due notti che Per s’addormenta sentendola addormentarsi.
Due notti che Per, inconsciamente, fa notare qualcosa.
E alla mattina del venerdì, dopo una colazione in due, viene proposta la camminata.
In fondo al campo, all’ombra d’una quercia e baciati dal vento, sigarette alla mano, parlano.
Vanno sul filosofeggiante, parlano di Agire e Attendere come i due aspetti che regolano le interazioni umane.
Al ché per si ricorda del terzo, il Reagire. Perché, sia che uno agisca, sia che uno attenda, ci sarà nell’altra persona una reazione.
E lo espone.
E fa l’esempio.
“Ma se io provassi a baciarti in questo momento, tu come reagiresti?”.
Pausa.
“Non bene”, risponde.
“In questo momento, non bene” mormora, poi.
E Per s’accende l’ennesima sigaretta.
Poi scatta il dubbio di Maddy.
“Ma se io fossi stata ancora con Franz, sarei comunque qua?”.
Ovvio che sì. E glielo assicura, Per. Di lì a qualche ora avrebbero chiarito meglio il tutto, ma il momento resta quel che è. Locus amoenus è silenzio, solo il vento a far rumore.
E un Per che agisce al momento di attendere e che ha atteso troppo quando avrebbe dovuto agire.

Facciamo dunque un salto al mercoledì dopo.
Sera. Scuola è cominciata da un paio di giorni e con Maddy non è cambiato nulla del rapporto che già c’era.
Resta la questione di Elena.
Per si ritrova a parlarci, quella sera, finché non decide di metter le carte in tavola per mera curiosità.
“Mi togli una curiosità?”.
“Sì”.
“Ma tu ti eri accorta che avrei voluto provarci, in questi mesi passati?”.
“Ehm… sì e no”.
“Sì e no? Ok, passiamo alla curiosità vera: te ne sei accorta per…?”.
“Perché tu e Oscar non avete imparato a chiudere le porte quando parlate di ciò e la sottoscritta è nella stanza accanto”.
Dio quanto ho riso, in quel momento.
Poi s’è passati alla fase di tranquillizzazione di una Pandi che continuava a ripetere “Per mi dispiace”.
C’est la vie.

Ditemi voi se questa non è Ludraggine.
S.

 

 
06 Settembre 2009

Quando NON.

Ok.
6 (ormai) settembre duemilanove.
E c’è Zima , con la Z maiuscola!
Vento, freddo e ciel sereno, un trio ottimo.
E luna non più piena, ma che illumina il prato dei vicini quasi a giorno.
Dico, prima ero a fumare sul balcone, con i soliti Flogging Molly in sottofondo.

E battevo i denti, tra i sorrisi a vuoto. Sì, perché quest’aria ti fa sorridere a vuoto.

Porta ricordi, porta memorie e porta sorrisi al buio.
E non sapevo se stavo battendo i denti per il freddo o per i ricordi.
Perché, come già dissi, quest’aria sa -sempre e comunque- di Svezia, di Gavle nel 2007 e di cieli sereni sopra terre lontane.

Cazzo.

Dico, avevo mezzo post scritto nella mente, pochi minuti fa, e adesso sta scivolando via senza lasciar tracce.

E allora reinvento, riparto da quasi zero, con i soliti pensieri.
I soliti pensieri, tra cui il solito fisso, linea di collegamento tra il post sparito e questo. Lei.
Lei, a cui anche pensavo, con i Flogging in sottofondo - con quella canzone in sottofondo.
‘Cause she knows I’ll be there when it all gets weird.
O, almeno, ci provo. E lo sa e lo apprezza, anche se non nel modo in cui, in minima percentuale, ancora spero.

E allora scrivo. E scrivo. E continuo a scrivere, maledicendo i momenti in cui ero troppo sbronzo per agire, i momenti in cui c’eran terzi incomodi di mezzo -no grudges, anyway-, i momenti in cui potevo, dovevo, ma non ho.
E scrivo, attendendo un momento, in cui non sarò sbronzo, in cui non ci saranno terzi, in cui agirò .

Seh. Facile, vero Per, a scriverlo così.
Troppo facile.

Ma non importa. Quel che importa è l’autoconvincersi a trovar la decisione, per smettere di ardere di braci vecchie e ricominciare ad ardere per bene, qualunque sia l’esito.

Il resto verrà da sé.
S.

 
19 Agosto 2009

Pensiero Fisso

 

UB40 in sottofondo. “Tell me is it true” e “Red red wine”.
Ed io ripercorro l’estate, for your sakes, from Sweden to Hrvatska.
Dio se ne son successe di cose, per ora.
Da giugno, con il Viaggio in Svezia, il Triskell, Bea, l’Incidente, le Mature altrui, l’Osmiza, fino ad agosto, tra CSS ed Hrvatska, passando per luglio, con il campo EG, il CSF, il muro, Alessia and so on.
Ne son successe forse troppe, di cose, troppi Frammenti da riordinare, cosa che al momento non riesco a fare.

And I can only blame meself, ‘cause -guess what?- I’m fallin’ in love again.
Again, one more time, with the wrong girl.
As usual?
Maybe.

Fuck… ‘tis an awful situation, this one.
Too uncertain.
And the words of advice are too disparate.
One says “Talk”, the other says “Do”, the third says “Let it be” and another one says “Just kiss her”.
Yeah, whatever.

I’ll need her for one hour, before it’s too late.
Think I’ll follow the first advice.

Diplomacy, as always.

S.

 
29 Giugno 2009

Terza Persona



Il ventisette giugno è cominciato da circa un’ora.
Una fiat, vecchio modello spigoloso detto Panda, sta scendendo giù per via della Ginnastica, a Trieste.
Alla guida, una ragazza. Occhiali da vista, capelli biondo scuro lunghi, mani sul volante, sguardo attento.
Attorno ad ella, gli amici.
Dietro la sua omonima, che sorride ascoltando la canzone che le casse stanno mandando in quel momento, sorride, scrutando avanti a sé con gl’occhi castano-verdi.
Sempre dietro, un altro ragazzo. Gli occhi azzurri semichiusi, stanchi, la massa di capelli biondi che ricade sulle spalle e la barba di una settimana.
Infine, accanto a colei che guida, l’ultimo dei quattro. Moro, occhi scuri, anch’egli con gli occhiali da vista, un pacco di patatine svedesi all’aneto in grembo.
Via Ginnastica scivola rapida, sotto le ruote della Panda. Ha piovuto, poco prima, una leggera spruzzata. La strada è bagnata.
L’autista rallenta, in prossimità d’un incrocio. Via Rossetti taglia perpendicolarmente la via da loro percorsa.
All’ultimo, la bionda vede un’altra macchina salire via Rossetti, alla sua destra.
Tardi, troppo tardi. Le ruote scivolano, sulle strisce pedonali ancora bagnate.
La Peugeot colpisce il fianco destro della Panda, mandandola a finire qualche metro più in giù per via Ginnastica.
Lei riesce a tener la macchina in strada, rimettendola dritta.
La sua amica, dietro, ha subito il trauma peggiore. Non fisico, ma è reduce d’un altro incidente, risalente a pochi mesi prima.
I due ragazzi, seduti sul lato colpito, hanno entrambi l’adrenalina che corre nelle vene.
“Non respiro” mormora spaventata la ragazza, “non respiro!”.
Bea scende dall’auto e tira avanti il sedile, permettendo all’altra Bea di uscire.
Per le è subito accanto, la abbraccia, tenta di rassicurarla, mentre Lollo s’unisce a loro.
“Stiamo bene” le dice, “stiamo tutti bene”. Assieme a Lollo la fanno sedere sui gradini del condominio al numero 45.
Bea la bionda controlla il danno alla propria auto, per poi guardare verso l’incrocio. Il paraurti della Peugeot è in mezzo allo stesso, l’autista dell’altra macchina è anch’egli sceso.
“Dio porco!” grida Bea. Bea, una che non bestemmia praticamente mai.
Nel mentre a Bea, Lollo e Per si son unite un paio di persone, provenienti da un locale poco più giù, sulla via.
Una ragazza tenta anch’ella di tranquillizzare Bea, mentre i ragazzi chiedono loro un po’ d’acqua per la loro amica.
Bea la mora si tranquillizza, dopo un po’, anche se continua a mormorare improperi a mezza voce.
Lollo, nel mentre, si gira una sigaretta, che gli viene fregata però da Per. Se ne gira un’altra, dunque.
Arriva una pattuglia di vigili, che tenta di fare il punto della situazione.
Raccolgono documenti a tutti, domandano ai passeggeri dove fossero seduti al momento dell’impatto.
“Stiamo bene” ripete Per, Lollo conferma.
Passano dall’altra parte della strada, i tre, sedendosi di fronte al 45. Di fronte alla Panda sinistrata, mentre Bea la bionda è poco più su, a discutere con i vigili, a narrare loro dell’accaduto dal suo punto di vista. Si mantiene lucida, Bea, non crolla come altri avrebbero fatto.
Si girano altre cicche, i tre seduti, aprono il pacco di patatine, assaporando l’ironia amara della situazione. Speravano di mangiarle in un’occasione migliore.
Per pensa, Per riflette.
E Per nota quanto inquietanti siano le coincidenze della vita.
Arriva Bea, che si scioglie in singhiozzi, si sfoga, finalmente, mentre Per e Bea la mora l’abbracciano.
E, probabilmente, anche lei, nel profondo, ha notato l’inquietante coincidenza.
Ventisette giugno, poco dopo l’una.
Quasi un anno perfetto dopo Matteo.

S.

 
02 Giugno 2009

Cesco e Vì - Vol. Extra /a.k.a./ Riflessioni da Serata Piovosa

 


- Cesco?-.
- Eh?-.
- Vieni qua un secondo-.
Ritorna nella camera, Cesco. Vì è seduto sullo Svenning mezzo rotto, di fronte allo schermo del computer.
- Che cosa c’è?- chiede Cesco. Tiene la destra fuori della portafinestra, per evitare -invano- che il fumo della sigaretta entri in camera.
Vì si gira, scostandosi dalla faccia una pettinata ciocca di capelli.
- Penso ci sia da aggiornare, che è da aprile che non viene toccato, il blog. E una pettinata non ti farebbe male- aggiunge, osservando la chioma cespugliosa di Cesco.
- Nah… stan bene anche così- dice Cesco, passandosi le nocche sulla barba sfatta per constatarne la ruvidità.
Vì sbuffa, aprendo un documento word e lasciando il posto a Cesco.
- Forza, che te trovi meglio come cominciare-.

 

Cesco neanche entra.
Come potevate immaginare, resta fuori, sul balcone, fumando in pace la sua sigaretta.
Non ha proprio voglia di dover cominciare lui.

 

- Non dire cazzate, ne sei capace quanto me-.
Vì sospira.
E si mette a scrivere.

 

Dunque.
2 giugno.
Cielo bluastro, tuoni in lontananza.
E tuoni vicini.
Interni.
Come si suol dire: ‘ca mare.

 

Che cosa è accaduto in questo mese e mezzo di assenza? Un po’ di tutto.
Son stato al K solo tre volte nelle ultime due settimane, dopo un’assenza di mesi. C’è stata la majenca, con il suo umore generale che cita Van Morrison, altresì detto “Comfortably Numb”.
C’è stata una sera del diciannove maggio a festeggiare un diciannovenne che ha molto apprezzato, nonostante quattro metri di corda rosa checca ricevuti da quei “simpatici” amici che si ritrova che gli hanno regalato l’amaca, l’anno prima.
Ludri, io neanche ho due alberi in giardino.
C’è stata la festa del Collettivo Guevara, giornata splendida di delirio, con Lollo che sopravvive al primo controllo del sabato sera nel suo pandino bianco con la porta a banana.
C’è stato il Mirò sotto la grandine per i maturandi.

 

E poi c’è stato Per, che continua a rimuginare. Riflette.
Riflette su sorrisi, risate, mattinate spese, delirii, varie ed eventuali.
Che nota che Oscar lo ha capito.
Che sospetta che Oscar sappia anche il nome.
Che, “poco male”, sarà una zappata.

E Per, questo due giugno sotto temporale, nonostante abbia ancora un appuntamento con Immanuel, nonostante abbia discusso per ore con la sorella, nonostante debba ancora tirar su certi osceni voti di fisica, si ritiene felice, almeno in parte.

E vi saluta.

 

S.

 

 
19 Aprile 2009

Salgono, i pensieri, come il fumo lento di una sigaretta.

 

 

Salgono, i pensieri, come il fumo lento di una sigaretta.
Ma non quando, con la schiena contro il muro, si riceve il bacio tutt’altro che caldo della Bora.

E se qualcuno guardasse nella mente di Per, in questo momento, troverebbe il fumo misto alla Bora, che turbina, veloce, in volute che si perdono rapide nell’aria.

Sogna, Per, sogna fin troppo. O troppo poco?
Non lo sa.
Non sa nulla. O forse sa tutto? Forse sa, ma non vorrebbe saperlo.
Sa solo che ha da fare. Che dovrebbe concentrarsi e lasciare i ritagli di tempo per i sogni, in questo momento.

E su che cosa, dovrebbe concentrarsi?

Bella domanda.
Anche a questa domanda, sa bene la risposta, Per.

E, cliccando a caso sulla playlist, becca “Rimmel”.
Alla faccia dei presupposti, dei buoni principi, della concentrazione.
Rimmel.

Perché Per lo sa.
Love’s a drug, an’ I’m addicted, disse, qualche tempo fa.

Addicted. Questa è la parola. Decisamente.
Perché, nonostante si sia promesso, con tanti sorrisi da parte di Pandi, di non pensare alla Lei senza volto, resta addicted, a quel dannato sentimento.
O, forse, è solo una sua convinzione.
Boh.

Un altro sorriso.
Le fa bene, alla quasi diciannovenne, sorridere.

Addicted. Perché, poi? Perché questo non aver volto della Lei in questione, è peggio di esser in un luogo sperduto senza sigarette?
Se lo domanda, Per, perso nei meandri della sua stessa mente come il Wanderer di Friedrich.

Tu ne quaesieris, scire nefas.

E sorride.

Quinto, te forse avevi capito tutto.
Non chiedere neanche. Non serve, sapere, anzi. È delitto, sapere.
Faglielo capire, a Per, che continua a chiedere. A chiedersi, senza sapersi rispondere.

Sorride, ancora.
E sorrido anch’io, nonostante tutto.

Perché, dopotutto, questo perdersi, come Per ben sa, è conseguenza dell’aver il coraggio di cercarsi, come gl’è stato detto.

Fissando il cielo, le nubi e’l grigiore,
ti perdi, Per, in cerca di che cosa?
Hai dimenticato cosa cercavi,
a forza di cercare?

La risposta non sovviene, mentre salgono, i pensieri, come il fumo lento di una sigaretta.


S.

 
08 Aprile 2009

Chi sta premendo il tasto “fast forward” sul mio tempo è pregato di rimuovere quel dito.

 

Il titolo dice circa tutto.
Ne è passato di tempo, dall’ultimo post, se non calcoliamo “Canzone della Fine del Mondo”.

Un mese, da quella mattina alle 7:47.
Un mese di susseguirsi di eventi, veloci, fin troppo veloci.
Un mese più fuori della classe che dentro, in giro per i corridoi dell’Oberdan a litigare con la burocrazia italiana per permettere al gruppo 5+ di andare a Perugia.
Un mese con un week-end splendido, di organizzazione fuori tempo, un’ora di sonno e l’ultimo saluto in quella stazione.
Un mese con i Modena City Ramblers a portare Bea qui, a trovare Bea.
Un mese con Anna che c’invecchia, con Pandi che si trova a dover far passare altri due anni, con Franz che s’incasina sempre di più.
Un mese con un messaggio calato d’improvviso. Un mese con una sera, telefono in mano per mezz’ora, a cercare le parole per rispondere.
Un mese in cui l’empatia c’è stata, verso la Fair Verona, senza neanche immaginarlo.
Un mese in cui si ringrazia tantissimo Alice.
Un mese in cui Lollo prende la patente.
Un mese in cui sono andato in gialla.
And so on…

Fatto sta, che gl’eventi m’han praticamente subissato.
Cercando di sviscerare la situazione, non saprei neanche da dove partire.
Tutto è intrecciato, maledettamente annodato.

E Seba prende un filo a caso. Prendiamo quello perugino, dai.

Partito tutto quasi per caso, da Brusco che mi contatta per Facebook, a fine novembre. Le prime conversazioni, con me e Pandi a pensare: “Ciò, figo, andiamo!”.
E, poi, Marzo, a fare elenchi su elenchi, a raccogliere soldi, a passarci mazzette quasi fossimo mafiosi, a cercare treni, a chiamare l’ostello, a convincere Cri.
Fino al 3, in cui si è partiti.
8:18, Stazione Centrale di Trieste.
Il primo regionale di cinque, tredici persone, di cui una prof che è stata scambiata più volte per una studentessa durante i giorni seguenti.
Dieci ore di viaggio, tante cicche, tante partite a carte, foto su foto, risa, svarionamenti.
Un’ora a Mestre, continuando -come per le ultime due settimane- a tentare di affogare nel Divertissment.
Un’ora a Bologna, a volersi male mangiando al Mc.
Un’ora davanti Firenze Santa Maria Novella, a far foto sui prati.
E infine Perugia.
Perugia, con il suo splendido ostello.
Il suo minimetro, che sembra un Suppostone Semovente.
Perugia.
Si son conosciute persone varie, tra Brusco che non crede a Cristina, quando ella afferma di esser la prof, Anita che è convinta che io assomigli a suo fratello, Marcello che tira su quaranta euro suonando il violoncello.
Perugia, con le sue architetture splendidamente medioevali, che m’ispira ancora un sacco.
Perugia, con i suoi cinquantamila posti per mangiare panini e noi che andiamo a cercare il ristorante per trattarci bene. Diciamocelo, l’abbiam fatto solo per il vino.
E così via.
Il CISS, poi, s’è rivelato essere un mezzo di confronto parecchio utile, il 5+ ha fatto la sua ottima figura e ne siam rimasti soddisfatti.
Ottimo pranzo, a ben pensarci, con del buon vino e un bellissimo abbiocco sorridente da parte di me e Lollo, durante il pomeriggio subito dopo.
La sera del sabato, anch’essa ottima.
Con Franz da una parte e Brusco dall’altra, impegnati nella stessa occupazione, Michele ubriaco che ci prova con DUE ragazze, nonostante la morosa a casa, Margherita che continua imperterrita a disegnar vignette, il vecchio Abe, Pandi che non è ossimorica e tutto il resto.

-Pare veramente un gran groviglio, ma non riesco a dargli più ordine di così-

La domenica, con parecchia fiacca addosso.
Giornata di saluti, di scambio contatti, di ritorno.
Giornata di noi che arriviamo in ritardo, seguiti da Brusco stesso, a cui son stati fatti gli applausi sia per il ritardo che per l’organizzazione del tutto.
E giorno in cui in pochi abbiam visto qualche scorcio di Firenze e Fiesole, grazie ad Anita e Marcello.
Buon pub, quello in cui c’hanno portato, buona la Kilkenny, buona la loro compagnia e buoni i discorsi, tra atteggiamenti equivoci et similia.
Poi, geniale l’autista del bus, compagno al massimo e che è stato in un osma!
Il tutto si chiude sull’ICN 774 (o era 744?), ritornando a Trieste. 7:28, si chiudono le danze.

L’altro filo più aggrovigliato concerne Vale.
Quasi tre mesi e cinque incontri, prima di quel messaggio.
A pensarci bene, è passato troppo veloce, il tempo, tra la sera sul divano di “Vuoi che domani andiamo a salutare Bea?” e quel lunedì 23.
Ma io son felice comunque, di ciò che è stato, e di ciò che c’è ora. E tu anche, m’è sembrato di vedere oggi.


Ed ora, il tempo continua, prosegue, mentre io tento di rincorrerlo.
Che sia come rincorrere il vento? Decisamente.
M’interessa? Non troppo. Non mi pare.
Per cui, tutto va avanti, ed io son ancora e sempre il solito Per. E la cosa non mi dispiace affatto.

S.

 
24 Marzo 2009

Canzone della Fine del Mondo

 Ho sognato che il vento dell'ovest mi prendeva leggero per mano,

 

Ma era Bora, che soffia da Est. E lei non ti prende per mano, ma t’abbraccia, che tu lo voglia o no.

 

mi posava alla fine del mondo, tra isole e terre lontane.

 

Scendendo dal treno, subito m’ha accolto. Trieste non pareva mai tanto calda, Bora o meno.

 

Camminavo al tuo fianco sul molo, guardavamo le barche passare,

 

Camminavo al tuo fianco per strada, senza che un auto passasse. Correvamo, verso la fermata dell’autobus.

 

mi cantavi una musica dolce, più dolce del canto del mare.

 

“E chi che bevi spritz, si alzi, si alzi…”

 

L'orchestra suonava "The blackbird", nel bar sulla strada del porto,

 

Sempre a Campanelle, tra chitarre e canzoni frammentate.

 

i pescatori gridavano forte, fra il vino, la birra e le carte.

 

E i festanti gridavano altrettanto forte, pieni di vino, chi più, chi meno.

 

Raccontavi le storie di viaggi, di strade, di amici caduti,
di amori incontrati lontano e di amori che il tempo ha perduto.

 

E ti raccontavi e mi raccontavo, sull’angolo di quella panca.

 

E i giorni correvano e il tempo nel sogno volava,
stringevo la donna delle isole, ballavamo leggeri nell'aria.

 

E quasi tre mesi son passati, e ballavamo solo nell’aria.

 

E i giorni passavano e l'oceano li stava a cullare
e il vento alla fine del mondo portava un canto del mare.

 

L’Adriatico, questo silente testimone, assieme al vento e al Sole che quasi sempre c’ha accompagnato.

 

Seduti fra pietre e brughiere guardavamo i gabbiani volare

 

Seduti tra divani e panche rosse, guardavamo nei nostri occhi

 

Raccontavi la storia del bimbo che un giorno scappò con le fate

 

Narravi, parlavi, ed io ti seguivo, nei discorsi d’Intermundia e viaggi e vite.

 

Ma il vento dell'ovest chiamava ed il cielo d'Irlanda svaniva,

 

Sbiadivano, forse, le mie iridi?

 

mi svegliai in una stanza deserta, ubriaco, mentre il sogno finiva.

 

D’improvviso, così com'è iniziata, ma non senza ragione.

 

E i giorni che passano, sono lunghi e coperti di nero
mi trascino perduto nei vicoli, a maledire una terra straniera

 

Dolce ed impenetrabile, non so ancora se maledir qualcosa. Non è nello stile di Per, solitamente.

 

E i giorni son secoli, aspettando di poter tornare
di nuovo la fine del mondo, cullato dal canto del mare.

 

S. & MCR

 
05 Marzo 2009

7:47

Ore 7:47 di questo giovedì mattina.
E son qua. Strano, pensando che dovrei esser a pigliar freddo e a sputtanarmi i polmoni in aula fumatori dell'Oberdan.
Ma l'ho fatto fin troppo, e son qua con raffreddore, tosse e quant'altro.

Ma tralasciamo la mia salute.
Non è importante, al momento.
Ho semplicemente voglia di scrivere.

Tanto per cambiare.

 

Voglia di scrivere… e di cosa?

Boh.

Sta accadendo troppo e troppo poco nella mia vita, ultimamente.

C’è da dire che si sta lavorando bene per il CISS a Perugia, c’è da dire che il dizionario di Word è idiota quanto il T9, perché non conosce Perugia, c’è da dire che spero in sabato e/o domenica per rivederti, honey.

 

E c’è da dire che devo smetterla di proporre follie agli amici come Elena, che poi mi danno ascolto e comprano “il mercatino”.

La direzione del 5+, quanto è malmessa. Povera Margherita, a dover lavorare con noi due.

Dunque, Elena, Per, Marghe, Franz, Lollo, Bea, Maddy, Dimitra, Laura, Michele, Piero e Niccolò.

E pensare che sarebbe dovuta essere una delegazione ridotta…

Insomma, accompagnati da Cristina, il Convegno Italiano della Stampa Studentesca c’attende.

 

Ma lo scalo a Mestre sarà di venerdì mattina.

Un’ora.

10:11--->11:09.

“D’oh”!

 

C’est la vie.

 

E dobbiamo offrire una cioccolata di Via del Toro a Rita e a Cristina, le prof che ci supportano, se il progetto va in porto.

 

E devo portartici, in Via del Toro. Così come in altri cinquanta posti.

 

 

 

Speriamo non troppo in là.

 

 

 
22 Febbraio 2009

Risposta a "Come la tela di Penelope"

 

Tu la conosci questa vita, Penelope.
E' un arco d'attesa, davvero. Pazientemente
si tesse l'attimo che deve ancora arrivare,
ed è già passato.

Sai, Ju, continuo a rilegger queste righe da qualche giorno.
E vagano, nei meandri della mente, "come il fumo d'una sigaretta che sale lentamente", rispuntando, or quinci or quindi.
E' un arco d'attesa”.
Ed è già passato”.

Ma, pur essendo passato, continua nel suo vivere, forse, divenendo ricordo.
Passa, sì, come l'emozione, come la raffica di vento, come l'immagine non immortalata.
Come un bacio su Rialto, al tramonto.
Ma resta, grazie all'attenta tessitura eseguita prima.

Rimane, secondo me, nonostante l’invida aetas ci prenda, nel mentre, nonostante il tempo fugga; e rimanendo diventa parte integrante della tessitura dell’attimo seguente, di cui ancora non conosciamo il setting.

Forse son solo gl’ennesimi Wanderings, son solo Deliria, ma non è importante.
Ci piace così, se non erro.

S.
-out-

 
09 Febbraio 2009

Esaltando i Baci

“Quei giorni, perduti, a rincorrere il vento…

a chiederci un bacio e a volerne altri cento…”

F.d.A.

A rubarli, al tempo di una mezz’ora,

in quella stazione. Splendeva il sole.

Le dita s’intrecciavano, tra giochi

e lenti movimenti, e tra carezze

dei pollici, mentre, con gl’occhi chiusi,

le labbra si cercavano, e le braccia

stringevano a sé, l’uno verso l’altra,

in un caldo abbraccio, semplice e vivo.

 

“My lips, two blushing pilgrims, ready stand to smooth that rough touch with a tender kiss.”

W.S.

Poi, a sorrider, con quelle stesse labbra,

i miei occhi, fissi, in quelle iridi brune,

e di verde ancor circondate. Amate.

È ironica la Sorte, vedete?

Miglia su miglia, più di novecento,

e dopo Rimmel, ed acquamarina,

infine parole, e “Semplicemente

amicizie salvate, ed occhi bruni,

per poi, per caso, incontrarla, la sera.

 

“I know all I need to know

by the way I got kissed”

S.T.

Ed ora qui mi trovo, ed or ricordo

quelle labbra, il sapore, ed il profumo

della sua chioma. Mi perdo, ridente,

reminescendo, ed è ciò che è, ora,

ritornando, solitario e silente,

lasciando omaggi nascosti a cantanti

tra queste parole che prendon forma

del mio cuore, e ancor penso. Non eressi,

più eterno del bronzo, un monumento,

no; perché’l bacio muore, è passato,

dopo esser stato dato. Però resta,

Qualcosa: quel sapore, quell’odore,

che domani sarà solo ricordo.

 

“She took me to her elfin grot

and there she wept, and sighed full sore,

and there I shut her wild wild eyes

with kisses four”

J.K.

Baciate, dunque, gioite ed amate,

perché le azioni valgon, più di quelle,

parole, spesso, che son dette senza

crederci, dolor portando. Vivete!

 

“Vivamus, mea Lesbia, atque amemus!

[…] da mi basia mille, deinde centum.”

C.V.C.

Godete, quindi, dell’intensità,

di questi baci, assieme a chi vi bacia,

sicché possan diventare ricordo;

siate voi in osmiza o in casa, alla sera.

 

“Quando leggemmo il disiato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.”

D.A.

Poco altro da dire mi resta, ormai,

chiudo gl’occhi e la continuo a sognare.

 

“Besar tus labios quisiera”

 

 

 

 

S.

 
11 Gennaio 2009

Bilanci - Parte Seconda

Ero rimasto al primo Maggio, right?
Bene, si continua con l'elenco, un po' in ritardo. Vediamo poi se per le dissertazioni servirà una parte terza o meno.
Maggio.
3. Festa del Collettivo Guevara alla Casa del Popolo di Sottolongera. Turbolence ft Roy Maffezzoli, ad aprire le danze, seguiti da La Monnezza Festante e dagli I The Betolers. Vita, vino, cibo da sagra e balli. Da notare il ballo di Ivano, cioè caricarsi una mula in spalla e ballare con lei. No, non necessariamente la propria. Basta una qualunque. E povere Nicoletta ed Anna.
7. Nicoletta diciottenne e deliri sugli Aardvark.
10. Shopping di regali per Nicoletta al pomeriggio. Alla sera Majenca. Vaneggi e deliri, litri di vino, suonando la chitarra in giro. Ivano e Franz che fanno dieci metri in tre minuti, barcollando come non mai.
11. Si lascia il paesino della Majenca a piedi, parlando con Bea e sentendo Cesca, lontana. Poi a casa di Ivano scene pessime e splendide, ana e Giulio che cantano Lombardia, Oscar s'improvvisa Cat Stevens, e ci si ritrova a guardar l'alba in quattro. Poco dopo Oscar sveglia Giulio suonando Country Roads. Dopodiché, a badar ai bambini scout in debito di sonno.
16. Ad armeggiare con i regali di Nicoletta per scherzi e incartamenti, poi pizza, sempre con Anna.
17. Festa di Nicoletta al Terrazza-Mare. Splendida. A migliorare le proprie capacità di rollo e a tener su una Giovanna molto ondeggiante, con i tacchi che le s'incastravano tra i pontili.
19. Diciott'anni. Niente brindisi in classe, ma Kebab alla sera con pochi buoni, per poi passare al poker a casa di Za, con Limoncello e Beegees.
21. Si sente nell'aria che la scuola sta finendo, dalle scene di Poker in Spaccio con Maddy.
24. Gasp. Concerto mattiniero con Corso di Rollo e Degustazione e Bisca Clandestina. Poi ad imparar il passo base del Tango. Serata strabordante tra la festa di Linda e quella di Anastasia, dopo. A spaventar il secondo, per i boschi.
25. Dopo vari momenti di delirio, Franz ed io decidiamo di andar a spaventar il secondo di nuovo. Sgamati in piena. Al pomeriggio chiacchiere con miss J. ed introduzione dei Frammenti tra i concetti preponderanti, assieme alla siepe.
30. Omettiamo questa serata, che è stata al Mirò di Lignano. Io non amo la discoteca e lei non ama me. Poco male, non penso ci rivedremo.
31. Alle tre di questa notte stavamo tirando fuori un auto da un fosso, nel parcheggio della suddetta discoteca. Ho dormito un'oretta, per poi andar a scuola con Brus e Pilar.
I ora: religione. Caffè con la prof in bar.
II ora: disegno. Consegnata la seconda tavola del quadrimestre, per poi chiedere: "Prof, posso uscire un attimo?". Brioche e cicca, passando tutta l'ora fuori.
III ora: disegno. A studiar inglese per l'ora dopo.
IV ora: inglese. Si riesce a prender 8 anche in debito di sonno, sparando stronzate.
V ora. chimica. Mi stavo addormentando sul banco. Molto semplice.
Giugno.
1. Gli I The Betolers all'Oblivion, a bere di nuovo "Le Fleurs du Mal"
5. In stazione alle 6 e mezza a salutar Ponga in partenza. Poi in giro, tra bocconcino e casa di Franz.
7. Ultimo giorno di scuola con interrogazione di Virgilio. Poi concerto splendido e bettola di Fabion alla sera.
8. Concerto di Mark. Undescribable.
9. Notte passata a vaneggiare con Vanja in giro per Trst. Presa la prima 20 di ritorno, rientrato in casa alle 6. Incrocio mio padre che va a lavoro, che mi fa: "Quando sei tornato?". Risposta: "Quindici minuti fa". Alla sera dissertazioni musicali con Ilaria al BeFed, per la cena di classe.
10. Cena del 5+, con Pupet che mi paragona a Cristo, Che Guevara e Marsilli.
13. Mattina di organizatio Baccanale, su e giù per Trieste con carrelli pieni di super. Sera, saggio di Bea e festa di Ilaria, con Van Morrison a farci da colonna sonora.
16-17-18. Deliranti conversazioni per msn a decider come far per cessi e tavoli. Al 18 a comprar i tavoli con Ivano. Marchigomma->piazza Sansovino con n° 3 tavoli n° 2 secchi n° 1 mastella n° 2 zaini, sotto il sole di Giugno. Poi convincer Cesca di andare a Bologna.
20. Arrivata Cesca a "Bologna". Pizza assieme e sera tranquilla.
21. Giornata frenetica, tra scuola, scoutini e organizzazione sera. Costruzione del cesso, brindisi di fine organizatio e Ivano che fa il Veliero Pirata. Comincia il BACCANALE 2008!
22. Continua e finisce il Baccanale. Giulio che fa lo chef Toni, cartaigienizzamento della sua auto, "Ivanooooo" e così via. Mattina con due bar chiusi, ad accompagnar Cesca alla stazione. Alla sera sagra.
22->27 sagra patronale e corsi di recupero.
27 Addio, Matteo.
28 Al Triskell, alla sera. Divertissment.
29. No Candies al motoraduno, ottimo concerto.
Luglio.
1. Ultimo saluto a Matteo. Canti dell'Hallelujah di Elisa e crollo.
4. Partenza per Grado. Ivano e Silvia discutono, conosciuta Cat e serata che va avanti.
5. Per le 2 Ivano ed io andiamo a cercar fiori per Silvia, ci piove addosso e prendiamo delle rose bianche da un'aiuola. Alle 5 a guardar l'alba nelle sabbie mobili gradensi, alle 6 e mezza ad andar a far la spesa dopo aver preparato la colazione per gl'altri. Giornata che scivola via tra Trivial Pursuit e spiaggia. Alla sera si continua a delirare.
6. Dopo averla aiutata per l'impasto delle crepes e dopo il tetris nel frigo, finisco a giocare a carte con Catherine fino alle 4 e mezza. Raggiunte 41 ore di veglia.
Giornata sui Pedalò, con anche Bea, Anna e Vanja. Sera tranquilla.
7. Ritorno a Ts.
10-11. Festa da Franz, diventata serata sincera. Kebab+stracciatella e cicca più lunga del mondo verso mezzanotte. Ciappini su Tito e parole.
12. Partenza per Pielungo. A caricar legni, con Puggy e Gianca che inneggia alla pausa Malo Spanico, operaio furlano. Comincia il servizio di Cambusa.
15. Giancarlo e Vatto Sr. vengon su, avvolgono la cambusa, per i fumatori, frittata con salsiccia -lo strumento che avvicina le persone-
16. Gara di Cucina e ritorno a Trst. Considerazioni che il campo di reparto come cambusiere è un'ottima cosa.
17->20 Campo castorini a Prossenicco. A badare ai bambini, inframmezzando in ogni momento le pause AriaSana con Paola.
21. Sera al Knulp con Lollo, Anna, Vanja ed Eleonora, un'amica di Anna proveniente dal Garda.
26-27. Festa di Franz e sera con Oscar, Lollo ed Ivano. Nasce la storia del monosillabismo, dopo una Dolcenera sul balcone.
29. Insonnia e scrittura di post quali "Maybe - Comunque".
30. Partenza per la route. Sbaglio di paese. E di regione. Campolongo-Calalzo-Cortina-Corvara-Santa Cristina. Si parte per il Rif. Vicenza con sei ore di ritardo. Sotto pioggia battente e vento.
31. Cocco a 2200 metri e mattinata di cammino fino al Rif. Sassopiatto. Camminata pomeridiana, serata psicanalisi e racconti inventati.
Agosto.
1. Auguri ad Andrea a Mezzanotte. Camminata più lunga, toccando i 2600, per arrivare al Rif. Bolzano. Alla sera Deserto e cena in rifugio.
2. 1500 metri di dislivello e ritorno con treni, anche stavolta ci s'incasina. Castelrotto-Trento-Verona-Mestre-Trieste.
3-4 Festa in campo di Giulia. Nani da Giardino, Amache che si rompono, sorelle in gialla, bonghi, auto brutte, Chesterfield rosse e Flogging Molly.
6. Venice con Alina, Jonas, Bea e Bea. Then, festa di Mattia.
9-10. Da Franz, tra matematica, buona musica e Rose Red.
11. Concerto coverband dei CCR. Long as I can see the light...
15-16. Da Ivano per Ferragosto. Frammento devastante e devastato, con bagno nel rosandra, camminata mattutina e Zoolander.
26-27. Esami di riparazione. No comment.
31. A Fogliano per Luca. Svarione degli anelli nelle ore più calde, cazzeggio totale e vaneggi su vaneggi. Birra a fiumi.
Settembre.
1. Tommaso è ubriaco, Benny anche, si ride avanti, si delira su ogni stronzata, per poi crollare a dormire alle 5. Rientro al pomeriggio, molto mesto.
11-12. A pescare con Ivano e Vanja a Barcola, in notturna. Con la 'canna da pesca'. Foto da barboni e caffé su caffé.
13. Da Franz, per fine vacanze. Un gran casino, fino a mezzanotte.
14. Esco fuori di casa con Za e Vanja, accompagnamo Vanja un pezzo e poi andiamo a far goliardate. Alle due e mezza ritorno da Franz, con gl'altri che non s'aspettavano io tornassi, con la felpa sporca di silicone e si continua con la festa. Fatte le 5, tanto per cambiare.
15. Comincia scuola, con i Lucchetti sui cancelli a dar il benvenuto.
Ottobre.
1. Colazione al K, per cominciar bene il mese, with Mr Fattorini.
10. Colazione al K, di nuovo. Poi corteo di 800+ persone alla mattina. Pranzo con Lollo. Alla sera festa di Marty, canti di Queen e Guccini a random and so on.
13. Cominciano i sussurri nelle aule.
14. K con Benny, arrivo a scuola in tempo per un soffio.
16. Giornata di disillusione mattutina e pomeriggio da Pippo, in cui ci si comincia ad organizzare.
17. Pomeriggio da Nethanel. Si conclude l'organizzazione, che resta comunque un piano molto traballante.
18. K e poi a scuola per firmare e ciclostilare.
20. Lunedì di fuoco. Fumate 25 cicche, assemblee interminabili, comitati di gestione che non portavano a nulla. Ed infine cedemmo per il cazzeggio comune. Pizza con Lollo, poi Poker con Za. A dormir da Lollo.
21. Inizia a mettersi in moto l'autogestione, dopo un'ennesima assemblea che lippo assieme ad altri, preferendo pulire il campo esterno.
22-23. Giornate di Autogestione e di pace totale, tra risiko, 68 e risate.
24. Addio Manfio. K con Ana, Fiamma e Franz, che non regge. Maestitia.
25 Corteo dei 10000.
27. Assemblea straordinaria, vagamente incomprensibile. Alle 11 Bea ed io abbandoniamo.
28. Al K con Lollo. 9:30 S: Che dici, andiamo a scuola? (i due guardano la pioggia battente fuori) L&S: nah...
30. A Rm per il corteo. Pranzo con Lollo ed Ivano sulle tiberine rive, di fronte a Castel Sant'Angelo, dopo giri culturali per le piazze romane, lasciando perdere le sovversioni. Al ritorno "Ciò, muli, xé le sette e mezza!"
31. Ospito Ivano. Rimembranze di sere passate e crollo per le tre. Alla mattina colazione e informazioni, per poi salutarci. Alla sera festa da Linda e Lollo ed Ivano ospiti.
Novembre.
1. Guitar Hero sfasato, Ivano sputa nel secchio, seduto sul divano, e si passa una notte tranquilla. La sera dopo al Marea. Ha vinto la Lubjanska.
2. Cena da Dimitra e giri serali.
5. Ka con Pandi e poi a passare il teorico.
7. Saltato disegno per la V volta in un quadrimestre, viste Ilaria Bruna e Marty liscia, sentita Ju per i suoi ventitré.
8. K con Giò e premiazioni a scuola. Serata spanzo al Bire, con i RatM, i Queen e noi che cantiamo, poi caffé con Ivano mio ospite per l'ennesima volta.
9. Sveglia alle dieci, un'ora di ottime letture dette Topolino-Calvin&Hobbes, colazione esagerata con Griffin e poi si saluta Ivano. Magari fossero tutte così.
11. A vagare per Trst con Lollo, ad informarsi per i biglietti.
14. K pomeridiano ed altri vagamenti con Lollo, presi i biglietti per i Flogging Molly.
26. Pranzo da Lollo e poi in marcia a prender il treno. Ore di treno a briscola, scopa, turpiloquio e "Go visto un nero con le scarpe de gomma". Poi tagliatelle al ragù in quel di Medolla.
27. Sveglia blanda, pranzo ed ennesimo treno. Giri per Bologna e marcia fino all'Estragon. Si entra e comincia il concerto. Undescribable, anche questo.
28. Si cammina di nuovo fino alla stazione, dove si va a prendere il treno di ritorno, delle 3:18. Si spava in treno e si ritorna a casa, dopo aver incrociato Laura fuori della stazione.
Dicembre.
6. Si parla con la Brown Eyed Girl. E si salva l'amicizia.
12. A salvare i sotterranei dell'Oberdan dall'allagamento.
13. Sera a Muja, Wooden Legs in concerto. Franz ed Oscar ospiti.
14. Oscar crolla, dopo aver parlato di secchi, si scrive, con Franz.
15. Vanja finally diciottenne. Diciotto tiri di scalpo, due prosecchi e un'ottima interrogazione di Filo, grazie ad essi. Alla sera cena greca, bypassando il cedimento.
18. Pratico da tre minuti. Si ride =)
19. Giri assurdi per città, cercando regali per amici vari.
20. K con Lollo, poi con Nicoletta ed Anna a cercar il regalo di Vanja. Al pomeriggio Benny fa i salti di gioia per la maglietta. Alla sera in giro, tranquilli, per poi ritrovarsi con Lollo e Nikos a giocare all'Oca Sbronza.
21. A prender gl'ultimi regali, in tranquillità.
23-24-25-26. In ritiro a bere vino a Medolla.
27. Ritorno a Trieste con ore di treno in solitaria, conosciuta Vale. Cena e poi Osmiza, per la festa di Vanja. Dolcezza e frasi, sulla panca. Ritorno in bus.
28. Otto persone invece di tre per casa libera. GH, vaneggi, parole, scene memorabili. Alle 4 Vale crolla sul divano e vado a veder le condizioni del piano terra. Ivano imbastisce una carbonara, Lollo e Vanja parlano mentre Franz mi porge un pacchetto di Lucky che hanno appena comprato. Dopo poche ore di sonno, tutti operativi a pulire e metter in ordine. Alle due, le due ospiti ed io lasciamo la casa per andare a cercar del cibo. Pranzo da spaten e poi chiacchiere nel bar della stazione. Abbracci finali, malinconia, in quella dannata, amata, stazione.
29. Caricamento foto sul faccialibro.
30. Spesa di Route e sera tranquilla al Knulp.
31. Da Peppa, nel delirio collettivo.

E per le dissertazioni servirà la Parte Terza.

 
31 Dicembre 2008

Bilanci - Parte Prima

E' tempo di bilanci. Del genere, è quel momento del 31 in cui devi preparare cinquanta cose per il futuro prossimo ed immediato, ma non ne hai proprio voglia.
Dal canto mio dovrei preparare uno zaino, prepararne un altro, andare a comprare una bottiglia di rum e del cibo per la route e chissà quant'altro. Ma ora ho voglia solo di star qua e scrivere.
Scrivere.
Scrivere.
E ripensare all'"anno bisesto anno funesto" detto 2008.
Funesto?
In alcune parti, forse.
Nonostante l'astio per la matematica, lo si potrebbe definire un sinusoide.
Gennaio.
1. Alle 5 a mangiar con Lollo e Lisa a casa d'Ivano. Poi a veder la prima alba, qualche ora dopo.
3-4-5. Tarvisio con Anna, Nikos ed Elena. Di nuovo nella neve, su e giù per le piste, reimparando ad andar sulla tavola.
12. Rusko Party alle 8 di mattina: poker, Jeger, musica russa. Conseguenza: cinque persone con l'abbiocco a scuola, per le ore seguenti.
16. Ivano espone il suo futuro epico suicidio.
19. Allusioni da parte di Anna ed io mona che le do ascolto.
21. Bea parla di tranci e graspi di banane.
23. Anna da il via al suo losco piano.
24. Assemblea d'istituto= cazzeggio in classe, con Lollo ed Elena che giocavano a Magic sulla cattedra.
26. Giorno in cui avrei dovuto consegnar la tavola con la testa e la mano del David. La consegnai tipo ad Aprile. In più, serata in osmiza di Servola: devastati ma felicissimi.
28->2 Classi aperte
31. Concerto di Carnevale e gioco del pugno più debole con Orco (che c'è rimasto di merda).
Febbraio.
1. Kebab con Lollo, then con Pilar a cercare i regali di Bea, camminate interminabili con Djembé sotto braccio e libri in borsa. In più, Lollo è stato buttato fuori Gretta.
2. Bea diciottenne! Giornata splendida, dalla corsa fino alla fermata sotto la pioggia con "Don't Stop Me Now", saltare Bon in auto di Brus, la festa alla sera, scender giù a Muggia nel casino totale.
3. Chiamata Alina a mezzanotte per farle gl'auguri, ritorno a casa, Gioco dell'Oca sbronza in quattro, Boio sul balcone, mezzo chilo di patatine in tre, porco e trenta minuti. Al pomeriggio da Bea, con Guitar Hero II e deliri di massa.
4. Cena con Kebab, concerto serale e poi al Bire, vuoto.
5. Martedì Grasso. Giù, nel delirio muggesano, con Jeff e Marty ulmi, io che parlavo con l'unica sobria, qualcuno che m'ha scambiato per Gesù Cristo e Orco che scaccia la gente invocando Elberth.
7. Cena con Bea da Vanja e al Giglio, then.
9. Di nuovo fuori, stavolta al Bire con un mucchio di tedeschi.
11. Prima (di tante) mattina in bar anziché a scuola. Briscola e Scopone Scientifico in 4.
13. Chiamata benny -neodiciottenne- a mezzanotte, anche lei.
21. Altra mattina in bar, a studiar Orazio.
23. Concerto Turbolence e festa di Benny.
27. Enzo decide di mettersi a dieta.
28. Finita la dieta di Enzo.
29. Ivano e Per fuggono dall'Oberdan alle 8:07, deliri di Rambo vs Sua Nonna con Oscar ed Enzo, Cena di clan alla sera.
Marzo.
2. Arrivano Malin e Deniz. Camminate per San Giusto e uscite "Fuckin' Glam" di Jeff.
6. Simuazione di terza prova. Quasi totalmente copiata, per tutta la classe.
8. A Venice la mattina e pomeriggio, ci siam persi per la seconda volta. alla sera, festa di Lollo ed Oscar.
9. Ritorno in bus, uno schifo. Alla mattina saluti e partenza delle due.
11. Ivano definesce che 1=2.
12. Delirante interrogazione di Ariosto.
13. Pandi: Qui tutti fumano! Anche la tua focaccia fuma! Per: So, ho provato a farla smettere ma non ha voluto... Pandi: ...
19. Partenza per la route di pasqua. Freddo gelido e noi a far i Wanderers sopra Gornij Konec.
20. Chiamata cesca alla mattina. Immane camminata San Lorenzo-Skocjan, birre e forza centripeta di Tommaso. Prima cicca intera.
21. Skocjanske Jame e ritorno.
22. Concerto dei Makako Jump nella casa delle culture ginkona.
24. A Fogliano a parlar di svedesi molto garbate.
25. Sentiti per la prima volta i Wooden Legs, splendidi.
26. Sera da ricordare, perso l'attimo, maturazione.
Aprile.
3. Compito su Orazio e cazzeggio in campo esterno.
5. Festa di Anna+Elena, "Semplicemente" e conseguenze.
6. Malinconica Prossenicco.
9. Partenza per Roma, viaggi in pullman, rosso emiliano su prato toscano ed Eurotrip in 10 in camera.
10. Vaticano, caduta di Bea, gl'artisti al lavoro, giro serale.
11. Mangiata di nuovo dopo anni la pizza bianca, giro fino all'Hard Rock Café, chiacchierata serale con Anna.
12. Notte in bianco ad attender l'alba, cartoline alle sei e mezza e saluti alla Dega, di nuovo pizza bianca dopo il Colosseo assonnato.
13. Concerto dei Road Runners all'Oblivion e Fleurs du Mal.
14. Il Folletto Arcorense ha vinto di nuovo.
15. Giornata di lutto per via del Folletto Arcorense, a Barcola e al K.
23. Bea canta Wind of Change alla 55. Splendida.
24. Assemblea di classe e Cazzeggio Bohemienne. Serata per Giulia diciottenne, ad imburinire la tavola.
25. Mezzo pacchetto con Ivano, Guitar Hero, Rum ed Alba dal Tetto.
26. Far catering ad un matrimonio alla mattina, alla sera a veder "Shine a Light".
27. Cinque minuti di festa di Denis.
30. Festa in Osmiza di Vale e Maddy. Sweet Home Osmiza e deliri su deliri. Pacchetto pieno.
Maggio.
1. Durante la notte, bilanci sulla vita.

E chiudo qua questa prima parte. A presto per i prossimi mesi e buon anno, gente.

 
29 Dicembre 2008

Carpe Noctem - Parte Prima

Natten er til
ikke bare for glemselens ro.

La Notte non è
solo pace e oblio.

Den er til for din tro

Accoglie tutto ciò in cui credi.

og din tankes flakkende ild.

È la Fiamma Mobile dei tuoi pensieri.

Natten her er ikke bare
et stjernevær.


La Notte non è
solo un cielo chiaro.

Den er summen av livet
og alt som er.

Ma è la somma di tutto ciò che vive.

Ikke sov!
Natten er til for den som
våker og ser:

Non dormire!
Ma resta sveglio e guarda:

det er om natten
at livet skaper
og allting skjer.


ora la vita crea,
e tutto accade.

Men søvnen er dødens
etteraper.


Mentre il sonno imita la morte.

Morgenens luft er
som bølgeskum.


L’aria al Mattino è spuma delle onde.

Dagen har varme
å gledes ved,


Ti allieta il Giorno, con il suo calore,

Kvelden har fred.

la Sera ti da pace.

Men bare natten
har verdensrom.

Solo la Notte possiede l’infinito.
André Bjerke - Natten

Per quanto mi concerne, ammiro Lise Myhre per come ha traslato la poesia in immagini e chiunque l’abbia tradotta (il norvegese non lo so, so sorry).

Then, Carpe Noctem!
S.

 
21 Dicembre 2008

"Grumo of Consciousness" (cit.)

Ventuno dicembre.
Giorni che non scrivo.
Frammenti raccolti.

Cedimento. Bypassato, ma per un soffio. Mantenere la Mente razionale con il Cuore che vorrebbe la passione fluire, invadere e monopolizzare l'essere è difficile.
Ma ci si concentra. Si diverte l'attenzione. Ci s'inventa mille impegni, ed altri cento.

Perché, nonostante la Passione, quest'ultima volta, fosse stata minore, l'amarezza che n'è conseguita non è stata differente da aprile.
Parole molto più sobrie, stavolta. Niente "Semplicemente".
S'è solo esorditi con:
"Dimitra, hai un minuto?".
E per continuare con:
"Comincio ad avere un problema...". Boccata di sigaretta.
"Dimmi".
"Tu cominci a piacermi sempre di più".

Ed uno sguardo. Turbato, forse? Confuso? Stupito. Sì, stupito lo era di certo.
Ed io che pensavo avesse cominciato a sospettare.

Brown Eyed Girl.

E, nonostante il sottofondo, niente Still Loving You.
No.
S'imbocca l'impervio e conosciuto sentiero. Si passa avanti. Si resta amici. E l'ennesima che si scusa.
E qui mi chiedo: perché vi scusate per i vostri sentimenti? Non ci posso far nulla se non accettarlo, per cui non dovete.

Ma non ho ceduto. Ci son andato vicino, ma no. Non potendo permettermi di farlo.
Studio, guide, cercar regali.
Non c'è stato momento.
E, forse, è un bene.

Fa freddo. Troppo freddo.
Come sa anche Elena.
Amica mia, sapessi come riscaldar il tuo animo, lo farei. Lo sai.
E guai a chi pensa male, a queste frasi, che Francesco ha ritrovato la spranga. Virgilio l'aveva nascosta sotto il suo letto.

E chi ricorda Trio, sa che associando per bene una delle combinazioni, veniva bionda dagl'occhi cerulei di nome italiano.
Ma mi son reso conto che no. 

E' cominciato, organizzando l'autogestione, in quel guazzabuglio di passioni, sentimenti e pensieri rinchiusi in fondo alla mente, che tentava di mantenersi razionale per occupare.
E mi rendevo conto che cominciava a piacermi anche lei, forse.
Ma poi, ho compreso che tengo a lei, ma non in quel modo.
Perché vederla cedere la sera del venti ottobre, tra gl'idioti che inneggiavano all'occupare -da bastonarli- m'ha fatto capire.
E, se serve, sai che ci sono. Per quanto possibile. Ma sai apprezzare i piccoli gesti, amica mia.

E i piccoli gesti spesso son i più apprezzati, a ben pensarci.
Right Ju? (cit.)

Ed i regali son stati trovati.
The Departed è piaciuto. La soundtrack di Reservoir Dogs anche.
Le Poesie di Pablo tra il 24 e la fine dei sixties pure, e molto.
E c'è chi per la maglietta ha fatto salti di gioia.

E speriamo la pace del medollese arrivi, in questi giorni a venire.
Speriamo bene.

S.

 
02 Dicembre 2008

Atarassia, siepi, limiti e Frammenti

["Ed ascoltare Rimmel sotto la pioggia con una sigaretta gratis è uno dei piaceri della vita".]
Grovigli di parole. Troppe. Molte. Ma restano asserragliate nella mente, non vogliono essere espresse, impresse, né liberate.
Dicembre, ormai. L'autunno è scivolato via velocemente. Anche lui, forse troppo.
{Fa freddo. Ma non troppo.}
{E finisco per autocitarmi.}
E son qui, a pensare. Pratico a poca distanza, io che guido come una scimmia, ancora,
[regali da fare,]
{pensieri che vorticano, come le foglie di questo inosservato autunno.}
{Voglia di cioccolata.}
Ma non ce n’è.
[Ma servirebbe.]
[Eccome se servirebbe.]
{Decisamente, servirebbe.}
E sento la mancanza di persone relativamente vicine, che non sento da un bel po’.
E della loro compagnia e delle loro dissertazioni.
[Brown Eyed Girl.]
[Volta n° sessantadue.]
[Ed anche lei, non la vedo da qualche giorno, per i corridoi o in aula fumatori.]
[La fumatrice occasionale.]
{Da mercoledì. Una settimana, praticamente.}
{E manca, anche lei.}
Bello vedere come si lega con le persone in un soleggiato pomeriggio a fare beta-reading e in un paio d’ore a stampare.
Bello veramente.
{Vibrazione. Passione. Musica. Voce.}
{E ricordi di una mattina di Luglio.}
{Una triste mattina.}
[Too much.]
[Really, too much]
Tutto è Frammento, nel tempo.
Lo so, ormai.
Mentre la Ruota continua a girare.
{Senza sapere mai come.}
{Ma non mi è mai importato, come girasse, a pensarci bene.}
{L’importante è sempre stato che giri, la Ruota.}
[Mentre io giravo nell’altro senso.]
[O tentavo di seguirla, correndole dietro.]
E senza abbattersi, se si mancava il momento in cui iniziava a girare nel senso contrario.
Perché non si può far siepe di tutto.
{No. Ci si alza, oltre alla siepe.}
Si calcola la sua tendenza all’infinito.
{E la si scavalca, la tendenza, carelessly.}
[Perché la matematica è peggio dell’alcol, per uccidere i neuroni.]
[E non da il piacere dell’esser brilli.]
Non da fuga.
Non da Atarassia.
[Non che l’alcol la dia.]
[Ma in certi casi ti ci avvicina.]
{E, no, le montagne non la danno.}
{Decisamente no.}
Anche perché, se per Atarassia intendiamo l’assenza di turbamenti,
{le montagne ne danno fin troppi, di turbamenti dell’animo.}
[Ma tutti decisamente Sturm und Drang.]
Come le tempeste.
Cielo elettrico ed affogato al cioccolato, Creedence in sottofondo”.
{Right, Ju.?}
[E son sempre qua.]
[Con la stanchezza di mesi addosso, senza motivo apparente.]
Ma non per questo assente.
Forse in parte.
[Cercando la stella senza cielo delle canzoni.]
{O la mia Lady Greensleeves.}
Non ce la vedo in verde, però.
Sarà un’impressione, forse, ma no.
{Immagini di un film.}
{Billy Costigan con il Mal di Vivere.}
{E Shore che gli da la sua splendida musica.}
Boston uggiosa Boston…
[Stelle sicure ce ne sono, per fortuna.]
[Sono state trovate.]
{E tu sai che saremo “sempre spalla a spalla come ora”.}
{“E so che tu sai che io so…”}
[Anche se rischiavo d’addormentarmi al bar, oggi.]
[Rileggendo racconti.]
E camminavo.
Non “vicino alle rive del fiume”, forse, ma ciò non importa.
Ma camminavo. E cammino ancor ora, seguendo lo stesso obbiettivo di tutti.
[“è tanto semplice quanto impossibile”]
[Vero, Maddy?]
{E poi ripenso a che “More Than Words” non serve.}
{Bastano le parole, talvolta.}
{Grande respiro e poi il balzo. Cinque Aprile.}
{Ma sorridevo.}
E ancora sorrido, pensando ai molti, pochi, o quanti saranno, a leggere ed a comprendere.
[Chiudo.]

{S.}

p.s. Ve lo dico dopo mezz'ora e più a litigarci: l'HTML è una bruttissima bestia e correggerlo a mano è un lavoro infame.
 
30 Novembre 2008

_Tra pezzi d'esperienze e di pensieri_

E cominciare mi risulta sempre più ostico, di ‘sti tempi.

Non so perché. Boh.

Sta di fatto che è da tempo che non passo a far luce sui miei Frammenti da queste parti.

 

Ma, dopotutto, son sempre lo stesso, che canticchia Quattro Stracci o Somebody to Love in autobus, o camminando, che si fuma le sigarette al freddo e sul balcone con Hallelujah ed Innuendo, che ascolta Welcome Me e ripete dentro di sé: ”Sì, Ju, hai una splendida voce”.

 

Devo ancora scrivere il ViceEditoriale natalizio, ma son Without Inspiration anche per quello. Sinceramente, non sento nell’aria tutto questo odore natalizio.

Ma, probabilmente, lunedì quindici saremo in due a mangiar lussebullar (sorry mum, ma non ho idea di come si scriva) in aula fumatori. Dico io, ma quante probabilità c’erano di incontrare un’altra persona di madre svedese all’Oberdan?!

 

Ma, nonostante Lucrezia abbia dei begli occhi azzurri, nella mia mente ormai c’è una Brown Eyed Girl.

Francesco ha persuaso (con la spranga) Virgilio ad essere meno scettico ed i due si sono accordati.

 

“Hey where did we go?

Days when the rains came…”

 

Chissà se vorrà divenire “mine”.

 

Chi può dirlo.

Vien da citare il solito Lucio. Ma l’ho fatto fin troppe volte, lui con il suo nastro rosa.

 

E invece mi ritrovo con una DolceNera e con il suo incipit in genovese.

 

Nera di malasorte,

che ammazza e passa oltre…

 

E ancora mi chiedo chi sia Anselmo. Ma non importa.

 

 

Sale senza sale, sale.

 

Ma questa vita ha quasi tutto quel sale, di questi tempi. E quel quasi è legato alle ciocche corvine di cui sopra.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Sempre al solito.

Ormai so batterle ad occhi chiusi, quelle tre parole.

Vagamente inquietante.

 

In heaven there is no beer…

That’s why we drink it here…

An’ when we’re gone from here,

Well, our friends we’ll be drinkin’ all the beer.

 

Troppe volte cantati, questi versi, in queste sere.

Mah.

Sì, “mah”, che definisce tutto.

Perché ultimamente certi momenti sono, come sopra detto, sempre al solito.

 

Tralasciando sabato ventidue, Frammento splendido.

Camminate tra Pis’cianzi e Roiano, fino in Piazza Verdi. A ballare, cantare ed essere noi.

Essere vivi.

 

“Mancavate proprio voi, prima”.

E grazie, Dimitra.

 

‘Cause.

 

Conosciuto giro di basso.

Freddy che comincia.

Then…

Pressure.

Pressing down on me

Pressing down on you…

 

Come gli Skindred a Bologna

E quanto vorrei che la mia parentesi emiliana fosse durata più di qualche giorno soltanto.

Perché Medolla mette tranquillità addosso.

Ed è deciso: la IV G va a Milano? Seba va a Medolla.

Non in compagnia della sua Sis’, come vorrebbe, ma, magari, qualcuno/a riesce a reclutarlo/a.

 

Anche se non ci sarà a breve un’altra occasione di vedere Dave King indicare il suo chitarrista e dire:

“This would be his last show ‘til the end of the year. Tomorrow he’s flying back home because he and his wife are having a bambino, so they’ll be singin’ Drunken Lullabies…”.

 

Yep.

Decisamente, splendidi Flogging Molly.

E anche il viaggio a briscola, scopa e “go visto un nero con le scarpe de gomma”…

 

 

When I first kissed you - Extreme.

Cambio, va, che mi suona troppo da canzone da Mall newyorkese sotto natale.

 

Andiamo di Still Loving You - Scorpions, che da qualche tempo ha espresso i moods nell’auto di Bea.

Come ieri sera, due diciottenni a parlare della crisi economica italiana. Oltre che alle nostre varie ed eventuali.

 

Fideo del Oeste - Chingon

Totalmente Spaghetti-western alla Tarantino.

Vedrò di infilarla da qualche parte in VII Age. Magari nella seconda parte. Che ora di deserto ne vedranno ben poco.

 

E la Svezia si fa lontana.

E sono ad un pratico di distanza per mettere su Sultans of Swings a volume esagerato e partire all volta di non so ancora che città.

Ma so che, sicuramente, ci sarà una stecca di Lucky Strike slovene buttata nel portadocumenti, un pacco di tabacco sul cruscotto e qualcuno al mio fianco.

E dovrei anche smettere.

 

O, magari, vado con Pandi, e, semplicemente, non potrò fumare in macchina.

Appunto, una Lady Writer delle molte.

E anche quella è una canzone splendida. Ed accomuna molte mie amiche, Ladies e Writers allo stesso tempo, da rassicurare.

“Scrivi bene, te lo dico sempre” (M.)

“Non paragonarti ad una scrittrice di Harmony” (J.)

“Non paragonarti alla Meyer!” (G.)

And so on…

 

E vi lascio, dopo queste poche parole sparse, tra pezzi d’esperienze e di pensieri.

 

S.

 
02 Novembre 2008

Trio

Manchi.

Lo sento anche io, per quanto strano possa sembrare.

È un po’ che non affiori, tentando di trascinarmi da qualche parte con i tuoi folli piani.

Sembri esserti perso nella tua spirale di Wanderings, lontano da qui.

E senza te resto solo io qua, perché Orlando si fa sentire poco anche lui.

Mi lasci qui, con il mio cinismo, il mio scetticismo e le mie pare. Almeno, con te, era:

“È così e fine”.

Come quando hai preso le redini, l’anno scorso. A cercare persone, treni e così via. E, ad un certo punto, a cercare me, quando serviva una mente meno annebbiata. Poi, perché ti sia rivolto a me, non lo so. In certi casi son più perso di te, nel mio.

C’è troppa immobilità, senza te. Mancano quelle ventate di cambiamento da una parte all’altra.

Manca il tuo:

“Si va in Svezia”.

Manca il tuo mandare a puttane tutto per degli occhi più belli e un dream-catcher.

Manca il tuo inseguire i sogni, anche fin in capo al mondo.

E, per quanto assurdo possa sembrare, mancano le tue continue citazioni.

E la tua assenza si sente. Non la sento solo io, la sente anche chi aveva imparato a conoscerti, chi s’era abituato a sentirti preponderante, chi s’univa a te nei folli Wanderings dei pensieri.

Nell’Urbe hai fatto capolino, forse un momento, ma senza neanche un saluto.

E i dubbi restano a me. Resto senza indicazioni, senza una direzione verso cui andare, con il tuo indovinello per la testa.

Com’era?

“Due han italiano il nome, una no.

Due son bionde, la terza è più che mora.

Due son Brown Eyed Girls, l’altra ha gl’occhi color del cielo.”

I nomi li so. Non serve ripeterli.

Ma senza te, lo scetticismo dilaga. Senza qualcuno che mi trattenga.

Perché le allusioni mi sanno di Deja Vu. Perché siam nati tardi. Perché non sappiamo.

Qua le cose stan così. E resto con poche opzioni.

O andare a testa bassa verso l’ignoto. E Orlando spacca le gambe a tutti e due. Oppure attendere il tuo ritorno. E qua finisce che mi cresce il muschio sopra.

Intanto, continuo per te la terapia di Rimmel.

Per cui, caro il mio Francesco, attendo tue notizie.

 

Virgilio

 

 

 

“Tu, lo sai che…

a suonare siamo solo in tre…”

-Gionni Grey Gomez-

 

Non potevo cominciare senza citare un musicista, non credi?

Il Gomez… c’è da offrirgli da bere, non appena riusciamo a portare la Sis’ dalle sue parti.

E, amico mio, non disperare.

Ci sono, in questi tempi, anche se da lontano.

Appaio, forse troppo poco, in quei momenti stunning. Che si fan veder di rado, ultimamente. Ma, dopotutto, chi credi sia quello che accende la cicca quasi ogni sera? Di certo non la dipendenza. È quel dannato cielo, a cui io son strettamente legato, che nel suo grigiore serale ispira dissertazioni varie.

Però, devo darti ragione, per quanto riguarda indovinelli ed occhi.

In quel frangente, manco da troppo.

Il problema sta nel fatto che l’interesse s’è destato. Ma non com’ero abituato.

E -lo sai bene- m’hai passato un po’ del tuo scetticismo, a riguardo.

Preferisco perdermi tra le note di pianoforti e chitarre, programmando solo astrattamente viaggi per questo mondo, cercando gl’angoli di pace che non trovo, rifugiandomi nel Divertissment…

La Svezia era uno di quegli angoli. Ma, in fin dei conti, quanta pace ho avuto, lassù?

I primi due giorni era filosofia. Il terzo era divenuto Pensiero Fisso.

E t’ho ossessionato con quella cartina stradale. E t’ho impedito di far la cosa più logica, spronandoti a cercare tra le vie disegnate.

E t’ho zittito, quando, alla sera, mi ricordavi le prime conversazioni. Speravo, io. Come un inetto, speravo.

Quella via, quella casa, quella camminata. Andavano fatte, nonostante le tue parole.

E poi, a cercar Dahlman sui campanelli, sull’elenco telefonico. Come m’hai guardato, quando ho trovato la colonna lunga mezza facciata?

Ed i mesi passavano. E ti ringrazio ancora di non avermi fermato, quella sera in riva al mare. Altrimenti, un “Semplicemente, io ti amo” così spontaneo non l’avrei mai detto.

Al quale son seguite le nostre considerazioni concordi.

Salerosa lo son in poche. Lei tra quelle.

E grazie per aver continuato la terapia anche in mia assenza, ch’altrimenti, ogni volta ritornato, mi sarebbe toccato eliminare definitivamente il povero Mark dalla libreria.

A proposito, una domanda. Era Going Home, prima. Quando ci si torna?

Che, forse, i viaggi è meglio se li organizzi te. Io, al massimo, raccolgo i Frammenti alla fine.

Eccola. Mai parlare di Frammenti che la casuale ti mette sicuramente una canzone a riguardo.

Have I told you lately that I love you.

Era un capitolo di Namarie. Era uno splendido Frammento del 13 Giugno. Era in qualche momento dopo il 5 Aprile. Ed è combustibile per la mia fiamma, che continua ad Ardere, nonostante tutto.

Al diavolo il fumo, Ju ha ragione. Fiamma, che cerca finalmente nuovo ossigeno. Ma non carelessly.

Amico mio, sui tre nomi mi ci sto arrovellando anche io. C’è da sperare che un interesse s’intensifichi, casomai. Allora avrò di nuovo voce in capitolo. Avrò di nuovo di cui Ardere più forte. Che le braci vecchie son spente, oramai.

Stammi bene, che senza di te, dopotutto, crollerei anche io.

 

Francesco

 

 

Ragazzi, com’è ‘sta storia?

Virgilio, ti capisco, manca molto anche a me, ma gioiamo per quei momenti in cui si fa vivo. Sospetto che abbia mollato un pochino il tutto dopo lunedì scorso. Con le tue venticinque sigarette.

Francesco, capisco anche te, il tuo bisogno di vagare lontano da qui. Sai che ho sempre supportato la tua sete di viaggi. Ero più che d’accordo nel tornare ad Uppsala, e concordo pienamente sul volerci andare comunque. A costo di ricadere assieme per Yrsa.

Ma talvolta sparisci per troppo e, come hai visto, Virgilio ed io siam persi.

Lui nell’analizzare gl’indovinelli che ci lasci, io a bloccare un minimo il suo scetticismo.

E, sì, Fiamma. Perché io son il secondo dei tre, che vien preso, prima che anche Virgilio si decida a gettarcisi.

Appunto.

Virgilio, te la ricordi questa, l’otto giugno a Codroipo?

La terza della scaletta. La sentivamo tutti e tre, nel profondo.

Fa quasi male, per quanto è forte, sentir la sua voce dire:

“Everybody’s lookin’ for somebody’s arms to fall into…”.

In quel momento non importava nulla. Non era importante il fatto che mancassero quelle Somebody’s Arms. Si stava bene, in piedi su quel prato a guardar verso il palco lontano. Ci fossero state quelle braccia, sarebbe stata un’emozione differente.

Per cui, voi due, vedete di accordarvi di più, in futuro, che altrimenti si finisce con i Wanderings di Francesco, le pare di Virgilio e i sospiri di Orlando.

Anche perché, se togli una gamba, il treppiede crolla.

Sperando che l’Urbe abbia giovato anche a voi due e che prima o poi qualcuno dei tre si chiarisca sull’interesse, vi saluto.

Fatevi risentire.

 

 

Orlando

Sì, si sta veramente toccando il fondo.

Sperando c'abbiate capito qualcosa, tra parti di persona e citazioni letterarie.

S.

 

 
25 Ottobre 2008

...

 

E mi son reso conto che è da molto che non scrivo...
Un mese, praticamente.
Ne son successe tante, di cose, in questi giorni, che la mia mente era assente, ed ho un pochino trascurato questo mio "orticello"...

Mi rendo conto ora che son da poco passati i due anni dall'apertura di questo blog, e quanto son cambiato nel mentre.
Si sta invecchiando, come dissi nell’ultimo post, che poi è anche la prima parte del mio Vice-editoriale per il 5+. E leggendo l’altro vice, quello di Margherita, assieme all’editoriale di Elena, mi rendo conto che gli stessi pensieri circolano nelle menti di quelle due.

 

Ma, si sta anche maturando. Non come vorrebbero i nostri genitori, forse, non come si pensava che noi maturassimo, sicuramente, non come vorrebbero le autorità al governo, ma maturiamo. E questo è l’importante.

 

Probabilmente siete tutti a conoscenza -o, meglio, le state vivendo- delle turbolenze che intercorrono tra la scuola come istituzione e il governo attuale.

La nostra cara Mariastella si guarda intorno spaesata, chiedendosi “Ma non capisco perché manifestano…”.

A Trieste s’è “chiusa” oggi la settimana di fuoco. Tra virgolette, perché siam tutti molto incerti se chiuderla ora, continuare fino al 29, ricominciare se passa e così via.

Ad ogni modo, è cominciato tutto Lunedì scorso, il 13, con i capannelli di studenti per i corridoi dell’Oberdan, dal mio punto di vista.

All’inizio si bisbigliava, poi, giovedì a casa di Pippo e venerdì a casa di Nethanel, s’è cominciato a mormorare.

Lunedì mattina è nato il grido.

Assemblea straordinaria, si proclama l’occupazione con l’unanimità… …ma stava andando troppo bene.

L’Oberdan è sceso a patti ed ha accettato il compromesso di autogestire, dopo una giornata ancora più di fuoco, tra comitati di gestione, sbraitamenti vari e circa venticinque cicche fumate da me per lo stress.

E anche chi non fuma regolarmente è arrivato a cinque o sei.

 

Passiamo diretti a sabato 25 ottobre 2008, oggi, più precisamente, questa mattina.

Alle otto si è a scuola. Cicche su cicche, si scrivono striscioni, si raduna gente. Alle nove e mezza s’è pronti.

Si scende, assieme al Da Vinci-Sandrinelli, giù per scala Dublino e poi via, attraverso la galleria di piazza Goldoni.

L’ingresso trionfale di più o meno cinquecento studenti al punto di rendez-vous del giorno, capitanati dall’Inutile Sessantottino Piero.

Si abbraccia gente, si vedono gli striscioni e pian piano ci si coordina.

Menzione allo striscione dell’Oberdan, sorretto da due scope: “Spazziamo via questa riforma”; e allo striscione del Petrarca di ciceroniana memoria: “Quo usque tandem, Gelmini, abutere patientia nostra?”.

E poi dicono che il latino non serve a nulla

S’è vista un sacco di gente là, tra cui la nostra prof del biennio Daniela (ho deciso di non metter cognomi, oggi, tranne poco più sotto), la santa bidella Gabri, il prof Alberto, con cui son riuscito a parlare civilmente. Purtroppo non s’è vista la Prof Elisabetta, ma ben parleremo lunedì prossimo.

E poi, Nikos, Marta, Euge, Tommy, Anton, Giulia, Silvia ed un sacco d’altri.

Il corteo parte per via Carducci, con Anastasia che arringa la folla, Pippo che prende di mano il megafono, le cariche e tante tante foto. Ad un certo punto mi ritrovo con Renata, una delle ultime conoscenze, in spalla, che si gode il panorama mentre la mia schiena impreca.

Renata vien passata (letteralmente… e v’assicuro che non è facile) a Michele, dalle parti di piazza Oberdan (poco prima dai), mentre Bea ed Anna armeggiano con i KiWiDoS davanti allo striscione.

Nicky sorride, Lollo urla slogan, Brus passa a salutare, Elena ride, io perdo la voce tentando d’inventar nuovi slogan e mi spacco ancor di più la schiena permettendo ad un’altra sconosciuta di usarmi come supporto per far foto. Non son masochista, son gentile.

 Dopo aver incrociato Giacomo detto Katta con il cane in braccio, si passa in via Ghega.

Sotto il conservatorio Tartini ci s’è fermati per cinque minuti buoni. Lucrezia m’ha, nel mentre, reclutato per tener su uno striscione dei tanti. Quattro ragazzi si son messi a suonare i loro strumenti dal balcone del conservatorio, tra gli applausi e le ovazioni generali da parte nostra.

Ennesima carica, che svolta in via Trento, io son ancora che tengo lo striscione assieme a Lucrezia e ad un’altra ragazza di cui non so il nome. Si ride e vien Ivan a darmi il cambio.

Ribecco Lollo e Franz nella mischia, Bea ed Anna vanno avanti a suon di KiWiDoS e slogan, prendo su una tale Anna che è l’addetta ad una delle due scope dello striscione sopraccitato, mentre Alexis regge l’altra scopa. Poco prima di Ponterosso la faccio scendere e mi avvicino a Bea.

Proclamiamo l’attimo di sit-in, perché siamo sotto la sede di LegaNord.

Facciamo sapere a quelle persone che cosa pensiamo di loro e delle loro idee, quali le classi differenziali.

Si riparte, correndo o marciando non importa.

Si gira per via Mazzini, un professore sconosciuto prende il megafono e ci dice che siam riusciti a far prender paura a Tremonti, che doveva esser a Trieste oggi. Arriva la prima cifra dalla questura, che va intorno ai dieci-dodicimila. Probabilmente siamo quindicimila, dunque. E vaffanculo a TeleQuattro che dice che “l’UdS raddoppia il numero detto dalla questura” e che eravamo settemila.

Il piccolo tratto di Rive che facciamo, dopo esserci fermati accanto alla camionetta universitaria che sparava Rage Against the Machine a volume adatto a questa mattina, è fatto di corsa, fino in piazza Unità.

Festa e simildiscoteca in piazza, mentre si parla e si balla, l’Anna conosciuta da più tempo prova ad usare i KiWiDo da sopra le mie spalle, rischiando di martellare teste a destra e a manca (ok, lo ammetto, l’idea era mia).

Si continua fino all’una a star là, incontrando anche Maddy, Dimi, Oscar, Inga, Lisa, Silvia (un’altra), Giulio e così via.

Adesso c’è da vedere se veramente è la fine o meno.

 

 

La settimana, dunque, è passata bene, benissimo, si son conosciute persone su persone (io ancora non ricordo i nomi di molte, le facci di altri… d’oh…) e l’informazioni son state ben diffuse.

Ma non tutto è sempre lindo…

 

 

(ANSA) - GORIZIA 24 OTT - Un diciottenne di Trieste e' morto in un incidente stradale la scorsa notte sulla A4 tra Ronchi dei Legionari e Fogliano Redipuglia. Si tratta di Gabriele Manfioletti, studente all'Oberdan di Trieste, che viaggiava sul sedile del passeggero dell'auto condotta dal padre Guidalberto, 49 anni. L'auto si e' scontrata con un autotreno condotto da un polacco di 55 anni. Il giovane e' morto stamani. Il padre e' stato trasportato in ospedale, ma le sue condizioni non sono gravi.

 

 

Manfio. Io lo conoscevo poco, anzi, lo stavo conoscendo durante questi giorni d’autogestione. Altri lo conoscevano meglio. C’è chi, ieri sera, era distrutto, quando ci siamo trovati per onorare la sua memoria in pochi. Venticinque ragazzi, riunitisi sul molo della stazione marittima.

E la cosa più grave è che corra voce che la nostra amata Clementina, la preside dell’Oberdan, abbia tentato di strumentalizzare questa disgrazia. Per rispetto a lui, dice, avremmo dovuto chiudere ieri mattina il tutto e ricominciar le lezioni oggi.

Così facendo, ha infranto il fragile patto, facendo perder in me la poca fiducia che s’era guadagnata. Ergo, spero per lei che queste sian solo voci di corridoio.

 

Ad ogni modo, stamattina, c’era anche lui, con noi. Lui che sarebbe stato il primo ad occupare, lui che, la prima volta che l’ho incrociato lunedì, tra IV e V G, m’ha detto, assieme a Giulio: ”Se serve aiuto chiamateci”, lui che, come m’ha detto chi lo conosceva meglio, non s’era mai incazzato con nessuno. Era una persona buona.

Il corteo di stamattina era anche per lui.

 

 

S.

 

 
24 Settembre 2008

Aria Settembrina

24-IX-’08

 

 

“Mi piace l'aria di settembre, perché sa di vita, anche se ha un retrogusto di malinconia...”

 

Miss J.

 

Ed ha una sua vita, ha quella freschezza che ti sveglia e ti fa sentire ogni millimetro di te.

E sa di Sverige.

No, non ricomincerò a far dialoghi schizofrenici, ma l’Amore per quella terra c’è ancora, mai così profondo. Ed Yrsa non c’entra, stavolta.

 

E settembre è tornato, come ogni anno, con il suo freddo vento, con il suo gelido abbraccio, con la Bora, che sa di vita almeno quanto l’aria stessa.

E ritorna con lui la routine. Ma con qualche novità, tra le piccole cose.

 

E ci si sveglia sempre alle sei di mattina.

E si prende sempre la solita “Trentadue-che-diventa-VentisetteBarrata”.

E s’inveisce al solito contro la TT e contro gl’avvoltoi di Montedoro.

Si comincia a scendere in piazzale Cagni e non Valmaura, grazie alla patente di Denis.

Ora la prima cicca è in una Fiat Uno di fine anni ’90.

Ma la seconda è sempre nell’aula fumatori dell’Oberdan.

Due piani di scale ogni mattina sono una nuova meno ben accolta.

Le brioche sono sempre buone, come le “Signore dello Spaccio” sono sempre gentili.

 

E tante altre cose.

Quest’anno c’è stata l’ennesima invasione di Primini. Stan diventando decisamente troppi, o forse siam noi che stiamo invecchiando e abbiamo semplicemente una strana sensazione nel pensare:”Oddio, son diventato quel che vedevo quattro anni fa torreggiare su di me”.

Poi, ci son le eccezioni -Oscar, ch’a molti manca- che non l’hanno mai pensato, ma poco male.

 

Da notare, invecchiando. Maturando non lo stiamo facendo. O, meglio, lo facciamo in un modo che non piace alla maggior parte dei già “Maturi”. E tra le due parole c’è una bella differenza.

E questa ordinanza ministeriale 92 l’ha bellamente messa nel… a molti.

Troppo Venditti, decisamente.

E non so ancora se mi firmerò “Il bocciato della IV E” o, semplicemente, “S.”.

Ma son dettagli, forse poco rilevanti, in fin dei conti.

 

Ed ora son qua, a rimandare la ventata d’aria nuova per l’iPod, fedel compagno. È sempre un dramma, riuscire a decidere quali canzoni togliere, perché un giga mi va stretto. Ma non lo cambierei comunque con un altro.

 

Ed ora Welcome me.

Sì, Ju, la tua.

Direi che questa canzone s’adatta perfettamente al vento di Trieste, con il cielo sereno, la voglia di esser al _Bar K_ e non in classe, con una bella cioccolata calda davanti e il libro di filosofia o di letteratura alla mano.

Altrimenti, c’è sempre il Knulp, con il suo vinello e la sua aria altrettanto Bohemienne.

 

Ed il vento passava…

 

I guanti a maggio non penso se li aspettasse. Ma potrebbe cominciare ad usarli, la nostra freddolosa. Oppure, continueremo, sorridenti, a ricordarteli.

Ciò che è sicuro, è che continueremo a cantare “Sweet Home Alabama” per tutta l’estate.

 

Per cui, al solito, “carpe diem, quam minimum credula postero”.

E senza lasciar indietro i propri Frammenti.

 

Ognuno brucia come vuole

ognuno è vittima ed assassino…

 

Burnin’,

S.

 
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