I messaggi di Marzo 2009

24 Marzo 2009

Canzone della Fine del Mondo

 Ho sognato che il vento dell'ovest mi prendeva leggero per mano,

 

Ma era Bora, che soffia da Est. E lei non ti prende per mano, ma t’abbraccia, che tu lo voglia o no.

 

mi posava alla fine del mondo, tra isole e terre lontane.

 

Scendendo dal treno, subito m’ha accolto. Trieste non pareva mai tanto calda, Bora o meno.

 

Camminavo al tuo fianco sul molo, guardavamo le barche passare,

 

Camminavo al tuo fianco per strada, senza che un auto passasse. Correvamo, verso la fermata dell’autobus.

 

mi cantavi una musica dolce, più dolce del canto del mare.

 

“E chi che bevi spritz, si alzi, si alzi…”

 

L'orchestra suonava "The blackbird", nel bar sulla strada del porto,

 

Sempre a Campanelle, tra chitarre e canzoni frammentate.

 

i pescatori gridavano forte, fra il vino, la birra e le carte.

 

E i festanti gridavano altrettanto forte, pieni di vino, chi più, chi meno.

 

Raccontavi le storie di viaggi, di strade, di amici caduti,
di amori incontrati lontano e di amori che il tempo ha perduto.

 

E ti raccontavi e mi raccontavo, sull’angolo di quella panca.

 

E i giorni correvano e il tempo nel sogno volava,
stringevo la donna delle isole, ballavamo leggeri nell'aria.

 

E quasi tre mesi son passati, e ballavamo solo nell’aria.

 

E i giorni passavano e l'oceano li stava a cullare
e il vento alla fine del mondo portava un canto del mare.

 

L’Adriatico, questo silente testimone, assieme al vento e al Sole che quasi sempre c’ha accompagnato.

 

Seduti fra pietre e brughiere guardavamo i gabbiani volare

 

Seduti tra divani e panche rosse, guardavamo nei nostri occhi

 

Raccontavi la storia del bimbo che un giorno scappò con le fate

 

Narravi, parlavi, ed io ti seguivo, nei discorsi d’Intermundia e viaggi e vite.

 

Ma il vento dell'ovest chiamava ed il cielo d'Irlanda svaniva,

 

Sbiadivano, forse, le mie iridi?

 

mi svegliai in una stanza deserta, ubriaco, mentre il sogno finiva.

 

D’improvviso, così com'è iniziata, ma non senza ragione.

 

E i giorni che passano, sono lunghi e coperti di nero
mi trascino perduto nei vicoli, a maledire una terra straniera

 

Dolce ed impenetrabile, non so ancora se maledir qualcosa. Non è nello stile di Per, solitamente.

 

E i giorni son secoli, aspettando di poter tornare
di nuovo la fine del mondo, cullato dal canto del mare.

 

S. & MCR

 
05 Marzo 2009

7:47

Ore 7:47 di questo giovedì mattina.
E son qua. Strano, pensando che dovrei esser a pigliar freddo e a sputtanarmi i polmoni in aula fumatori dell'Oberdan.
Ma l'ho fatto fin troppo, e son qua con raffreddore, tosse e quant'altro.

Ma tralasciamo la mia salute.
Non è importante, al momento.
Ho semplicemente voglia di scrivere.

Tanto per cambiare.

 

Voglia di scrivere… e di cosa?

Boh.

Sta accadendo troppo e troppo poco nella mia vita, ultimamente.

C’è da dire che si sta lavorando bene per il CISS a Perugia, c’è da dire che il dizionario di Word è idiota quanto il T9, perché non conosce Perugia, c’è da dire che spero in sabato e/o domenica per rivederti, honey.

 

E c’è da dire che devo smetterla di proporre follie agli amici come Elena, che poi mi danno ascolto e comprano “il mercatino”.

La direzione del 5+, quanto è malmessa. Povera Margherita, a dover lavorare con noi due.

Dunque, Elena, Per, Marghe, Franz, Lollo, Bea, Maddy, Dimitra, Laura, Michele, Piero e Niccolò.

E pensare che sarebbe dovuta essere una delegazione ridotta…

Insomma, accompagnati da Cristina, il Convegno Italiano della Stampa Studentesca c’attende.

 

Ma lo scalo a Mestre sarà di venerdì mattina.

Un’ora.

10:11--->11:09.

“D’oh”!

 

C’est la vie.

 

E dobbiamo offrire una cioccolata di Via del Toro a Rita e a Cristina, le prof che ci supportano, se il progetto va in porto.

 

E devo portartici, in Via del Toro. Così come in altri cinquanta posti.

 

 

 

Speriamo non troppo in là.

 

 

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